Il pittore che voleva essere amato: Elio Germano è Antonio Ligabue [TRAILER + FOTO]

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“Volevo nascondermi… ero un uomo emarginato, un bambino solo, un matto da manicomio, ma volevo essere amato”. (Antonio Ligabue)

Dopo Il giovane favoloso, Elio Germano torna a interpretare un ruolo in cui è richiesta una considerevole trasformazione fisica. In Volevo nascondermi, il nuovo film diretto da Giorgio Diritti in uscita il 27 febbraio, Germano si calerà nei panni di Antonio Ligabue.

Pittore autodidatta, il più noto dei naïf italiani, Antonio Ligabue nasce a Zurigo il 18 dicembre 1899 da Elisabetta Costa, e da padre ignoto. La sua vita fu segnata dal disagio psichico e dalla solitudine.

Incoraggiato dallo scultore M. Mazzacurati, si dedicò a dipingere soprattutto animali feroci con colori violenti. La sua fragilità psichica lo portò a essere più volte ricoverato nell’istituto neuropsichiatrico di Reggio nell’Emilia.

Paragonato da alcuni a Vincent Van Gogh, pittore maledetto e folle genio, la sua storia ha suscitato da sempre molto interesse. Già nel 1977 il regista Salvatore Nocita dedicò uno sceneggiato di tre puntate alla vita di Ligabue, intitolato proprio Ligabue e ispirato a un racconto in versi di Cesare Zavattini. Ad interpretare il pittore fu l’allora trentenne Flavio Bucci. “Ho scelto di non vedere lo sceneggiato, per non essere influenzato in nessun modo”, ha dichiarato Elio Germano in una intervista concessa a Raffaele Meale. “Ma, parlando con la gente del posto (Gualtieri, ndr), ho visto che si è attaccato alla memoria delle persone; tanto che molti citano come aneddoti veri della vita di Ligabue cose riprese da quello sceneggiato. Sono molto curioso di recuperare quello sceneggiato, perché Flavio Bucci è un attore straordinario”.

Note di regia

“El Tudesc,” come lo chiama la gente è un uomo solo, rachitico, brutto, sovente deriso e umiliato, diventa il pittore immaginifico che dipinge il suo mondo fantastico di tigri, gorilla e giaguari, stando sulla sponda del Po.
Sopraffatto da un regime che vuole “nascondere” i diversi e vittima delle sue angosce, viene richiuso in manicomio. Anche lì in breve riprende a dipingere. Più di tutti, Toni dipinge se stesso, come a confermare il suo desiderio di esistere al di là dei tanti rifiuti subiti fin dall’infanzia. L’uscita dall’Ospedale psichiatrico è il punto di svolta per un riscatto e un riconoscimento pubblico del suo talento.

La fama gli consente di ostentare un raggiunto benessere e aprire il suo sguardo alla vita e ai sentimenti che sempre aveva represso. Le sue opere si rivelano nel tempo un dono per l’intera collettività, il dono della sua diversità.

Il film, distribuito dalla 01Distribuition, sarà nei cinema a partire dal 27 febbraio.

S.C.

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