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La storia di Villafranca Tirrena e della Sicilia ai tempi dell’IA: il progetto “Bauso raccontato” del giornalista Francesco Venuto.

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Un progetto culturale avviato verso la fine del secolo scorso che oggi viene ripreso e adattato ai tempi, ma che non manca di essere attuale e persino innovativo, pur concentrandosi sulla storia di un centro, quello di Villafranca Tirrena, e della Sicilia. Si tratta di Bauso raccontato: una “pagina social” – ma in realtà molto di più – a cura del giornalista pubblicista Francesco Venuto.

Francesco Venuto, classe 1960, è uno degli storici corrispondenti locali di Villafranca Tirrena. Ha collaborato per la Gazzetta del Sud alla fine degli anni Ottanta e per buona parte degli anni Novanta. È una delle prime firme dello storico settimanale messinese Centonove, alla cui nascita partecipa insieme all’amico Enzo Basso. Dipendente per tanti anni della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Messina e quindi della Regione Siciliana, da pochi mesi è in pensione. Ormai da qualche anno vive a Ragusa, dove però ha mantenuto i suoi legami con Villafranca Tirrena, il paese natìo dove ogni tanto ritorna.

Ma cos’è esattamente Bauso raccontato?
«In realtà – ci spiega Francesco Venuto -, il nome venne dato ad una serie di fascicoli pubblicati a cadenza mensile tra gli anni Ottanta e Novanta insieme al periodico d’informazione locale Fuoricronaca. In quegli anni lavoravo alla Biblioteca universitaria di Messina, dove ho avuto modo di venire a contatto, ritrovare ed analizzare una grande quantità di materiale contenente parecchi riferimenti storici a Baùso (il vecchio nome di Villafranca Tirrena), tra cui molteplici storie locali la maggior parte delle quali si svolge tra Settecento ed Ottocento, nonché molte vicende legate alla nostra regione, la Sicilia, quali i racconti di emigrazione oppure ancora la descrizione delle attività produttive che si svolgevano nei nostri centri. Storie antiche ma di enorme attualità se ci pensiamo, a dir poco strepitose».

La Baùso che racconti esiste ancora?
«Baùso è soltanto un’idea, un ricordo. È l’antico nome di un borgo che è stato sostituito dal fascismo con Villafranca Tirrena. Gli anni in cui “Bauso raccontato” veniva pubblicato e diffuso erano anni di grande ritrovato fervore culturale, grazie all’attività della Sovrintendenza ai Beni Culturali di Messina e non solo. Sono, ad esempio, gli anni in cui il prof. Giuseppe Celona traduce e pubblica in italiano il romanzo Pasquale Bruno di Alexandre Dumas, dedicato allo storico bandito di Villafranca Tirrena. Le mie pubblicazioni servivano a raccontare la storia di un paese che era andata perduta, dal momento che Villafranca ha vissuto un intenso processo d’industrializzazione a partire dagli anni Sessanta del Novecento. Ciò ha comportato l’immigrazione di tante persone provenienti dal resto della provincia messinese che non conoscevano il luogo in cui lavoravano e vivevano; di villafranchesi veri ce n’erano davvero pochi».

Un po’ come succede oggi. Le fabbriche hanno chiuso, ma tanta gente si trasferisce a Villafranca da Messina per viverci….
«Sì, è così. Oggi la storia di Villafranca si è di nuovo persa, andrebbe riscoperta ancora una volta per dare un’identità a Villafranca Tirrena. Ho avuto modo da piccolo di conoscere la Villafranca antica essendo nato e cresciuto proprio a Villafranca, ma le mie ricerche hanno portato a conoscere tanti dettagli che le persone anziane tuttora ricordano: molte di loro spesso mi contattano per raccontarmi delle curiosità, quindi ne approfitto per raccogliere le informazioni, verificarle, cercare riscontro e poi divulgarle».

Tantissime sono le storie che suscitano curiosità sulla pagina Facebook e Instagram dal nome Bauso raccontato, come quella che vede il rione di Castelluccio al centro del contrabbando di sale (risalente all’Ottocento, ma esistente ancora negli anni Sessanta del secolo scorso), oppure l’emigrazione all’estero di tanti marinai originari dello stesso rione, i racconti come quello della battaglia di Nauloco oppure la storia della lavorazione dell’ossidiana di Spadafora, per citarne solo alcuni.

Ma nei suoi post Francesco Venuto descrive solo brevemente le informazioni che intende condividere lasciando ai video il racconto effettivo delle storie. I filmati sono, però, realizzati mediante l’uso dell’intelligenza artificiale che riproduce con la voce di Francesco il racconto, dà vita ad un volto che ricorda quello di Francesco da giovane, per poi far scorrere le immagini e le scene che rendono verosimile la storia che si illustra.

In un periodo in cui ci si domanda che ruolo avrà il giornalismo ai tempi dell’Intelligenza Artificiale, quale ruolo bisogna attribuire a questa nuova tecnologia secondo il giornalista Francesco Venuto?
«L’Intelligenza artificiale – dichiara Venuto – aiuta molto sotto un aspetto che è fondamentale per un giornalista: la capacità di essere veloci. Può essere utile, inoltre, come nel mio caso, per fornire un supporto grafico ai contenuti che realizzo e per rendere verosimili i racconti. Ma l’Intelligenza artificiale non deve guidare il giornalista, piuttosto deve essere sempre il giornalista a guidare l’intelligenza artificiale. Questo perché l’IA tende a risultare di gradimento del soggetto a cui si rivolge finendo persino con l’inventarsi cose che non esistono davvero. Pertanto un giornalista qualificato che controlla le fonti ed interpreta le informazioni, che verifica se sono vere o meno, è di estrema importanza».

Quale riscontro hai avuto sul pubblico?
«Il pubblico a cui mi rivolgo è poco abituato alla lettura, pertanto le immagini sono di grande rilievo. Le persone sono convinte che molte cose siano vere, invece non è così, i suoni e le musiche che accompagnano i filmati rivestono un ruolo importante perché rendono coerente, oltreché più piacevole, il racconto».

Francesco Venuto esalta l’utilità del racconto affinché serva per conoscere il passato, le tradizioni di un centro come quello di Villafranca Tirrena, ma mette in guardia dalla strumentalizzazione del racconto per altri fini.
«È fuorviante utilizzare il racconto – spiega Venuto – per dare al passato un senso di nostalgia, idealizzandolo; oppure, peggio, sfruttarlo per fini politici come alle volte è stato fatto. Una cosa davvero deludente».

La pagina Bauso raccontato è molto attiva: troviamo sempre nuovi racconti sulla storia di Bauso, ma anche serie che vengono riprese come le storie di Borgo Pantano a cura di Orazio Bisazza. Senza trascurare vicende accadute recentemente, come la premiazione di Benedetto Midiri – un villafranchese emigrato negli States -, noto per la sua storica attività di famiglia, il quale è stato apprezzato per il tartufo al cioccolato e per altri prodotti della pasticceria siciliana che ha fatto conoscere nella sua nuova attività di Boston.

E quindi la pagina merita di essere seguita per avere delle “pillole” sul passato di Villafranca Tirrena e per capire meglio il presente del paese in cui si vive.

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