Il LunEdìtoriale: con la vita dei giovani non si deve più scherzare

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I fatti di cronaca con al centro i minori sono sempre esistiti e sempre ci saranno, accompagnati da una mano davanti alla bocca per lo stupore e probabilmente da molta gente che si gira dall’altra parte per non vedere. Ma un allarme ci deve scuotere e svegliare: le notizie delle ultime settimane, purtroppo, non sono affatto incoraggianti.

L’ultima, in ordine cronologico, è quella riguardante la “psicosetta” che coinvolgeva diverse regioni italiane, con base operativa a Novara.
Un’associazione a delinquere guidata da un 77enne insieme a diversi adepti di sesso femminile, con diversi reati a suo carico, tra cui la riduzione in schiavitù, reati in ambito sessuale e in danno di minore.

Cosa ne sarà dei nostri giovani? Perché non si riesce a proteggerli?

Sono queste le domande che attanagliano la mente quando si apprendono certe notizie. Molto scalpore e indignazione ha suscitato la vicenda della morte dei due ragazzini di Terni, legata all’uso di droghe, ma le risse e i disordini tra adolescenti (una delle ultime quella di Trastevere) sono all’ordine del giorno.

Cosa c’è alla base di questi comportamenti? Indubbiamente una mancanza di forza e di valori. Sembra scontato dirlo, ma è così: quando si usa la violenza non si dimostra forza bensì una grande debolezza caratteriale, poiché si arriva a credere che la prepotenza sia l’unico modo per agire.

Non si crede più nel dialogo, non ci si confronta più con i genitori.
E, probabilmente, c’è chi non ha mai avuto l’abitudine di farlo. Ma il compito del genitore è uno tra i più difficili che esistano e non è mai statico: è sempre in evoluzione. E’ un lavoro continuo che richiede attenzione.

La cosa che più sconvolge, però, è la mancanza di giusti esempi da parte degli adulti e il fatto che nella maggior parte dei casi siano proprio loro gli artefici della rovina dei nostri giovani.
Loro che abusano, loro che decidono come gli pare di approfittare del loro corpo e della loro anima. Non bisogna necessariamente essere genitori per avvertire la responsabilità sociale che ognuno di noi detiene.

Oggi diventa veramente difficile credere nella buona fede umana. Così come, al tempo della pandemia, è difficile affidarsi al buon senso della gente.

Un’indifferenza generale che viene sottolineata anche dal vescovo di Terni-Narni-Amelia, monsignor Giuseppe Piemontese, che parla di “solitudine esistenziale” dei giovani e di “superficialità” con cui vengono affrontati i delicati compiti di noi adulti quando ci approcciamo all’educazione dei ragazzi.

La scuola e i genitori ma anche tutte le realtà con cui i giovani si interfacciano dovrebbero lavorare nella stessa direzione. Puntare il dito su uno solo dei contesti non giova a nessuno.
Deve essere un lavoro di squadra che partendo dall’ascolto possa portare l’adulto e il giovane a dialogare serenamente e soprattutto possa permettere ai ragazzi di acquisire la giusta lucidità per compiere scelte nella direzione del bene per la propria vita e quella altrui.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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