Il LunEdìtoriale: “La tempesta che ci travolge ci piega ma non ci spezzerà”. Grazie, Stefano!

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Oggi, lunedì 9 novembre si celebrano i funerali di Stefano D’Orazio, batterista, paroliere, cantante dei Pooh. Ed è un giorno triste per chiunque si senta veramente italiano.

Rinascerò/ Rinascerai/ Quanto tutto sarà finito/ Torneremo a riveder le stelle/ Rinascerò/Rinascerai/La tempesta che ci travolge/Ci piega ma non ci spezzerà/Siamo nati per combattere la sorte/ Ma ogni volta abbiamo sempre vinto noi/ Questi giorni cambieranno i nostri giorni/ Ma stavolta impareremo un po’ di più/ Rinascerò/Rinascerai/Abbracciati da cieli grandi/Torneremo a fidarci di Dio

“Rinascerò rinascerai”

Sono parole tratte dal brano di Roby Facchinetti, sono le parole che Stefano D’Orazio ha scritto sulla musica del suo amico, Roby, affranto per le sorti della propria città, Bergamo, colpita duramente dal Covid19.

Stefano D’Orazio rimane uno degli esempi artistici più belli del nostro paese, vanto e pregio per noi, che ci definiamo italiani.

La musica dei Pooh ha accompagnato intere generazioni, sapendo interpretare un ventaglio di sentimenti ed emozioni che ci accomunano tutti. E, come qualcuno ebbe a dire non molto tempo fa, “la musica è tutta bella”. Chi disprezza il valore di questo gruppo non ha mai capito nulla di musica.

Per una strana ironia della sorte, il Covid ha peggiorato le condizioni di salute di Stefano D’Orazio, già provato da altra malattia e proprio lui che, in musica, aveva descritto bene lo stato d’animo di chi, di fronte alla pandemia, pur affranto, cerca di trovare un motivo per sperare di nuovo.

E, ancora, per strana ironia della sorte, è morto da “uomo solo“, costretto dalla pandemia a non poter ricevere l’affetto dei suoi cari, dei suoi amici. Ma Stefano D’Orazio è morto da solo esclusivamente per un fatto fisico: è mancato il contatto ma non è mancato il pensiero, la vicinanza mentale.

Oggi allora, mi sento arrabbiata. In primis, con chi minimizza troppo sul virus, con chi pensa che le perdite e le malattie tocchino solo alcune persone “sfortunate” parlando e giudicando dal proprio pulpito.

E no, stavolta non è così. Il Covid c’è e non guarda in faccia nessuno, famoso e non famoso, e se anche non ci credete, abbiate la decenza di indossare la mascherina per coloro che invece ci credono e che temono seriamente per la propria salute e per quella dei propri cari.

Oggi sono arrabbiata, perché questa situazione sembra protrarsi all’infinito e perché diventa palese che, solo quando va via una persona famosa, allora (forse) alcuni si rendono conto che il covid c’è e colpisce e aggrava le condizioni di chi già combatte con una patologia. E chi è anziano, “improduttivo”, come qualche scellerato ama dire, chi ha già una patologia con cui fare i conti tutti i giorni, non è affatto merce avariata che merita di estinguersi. Magari si estinguesse l’ignoranza!

Ma guardate un uomo come Stefano D’Orazio, guardiamo a Gigi Proietti: artisti, uomini, anime belle che tanto hanno saputo donarci. E hanno donato la propria arte anche a chi probabilmente non la comprenderà mai. Ci hanno arricchito con un patrimonio artistico che non appassirà mai. L’uno con il teatro, l’altro con la musica e con l’amicizia. Perché i Pooh, gruppo di “amici per sempre”, fanno parte della nostra storia e oggi ci sentiamo tutti privati di qualcosa.

Di una voce bella, limpida, di un ritmo familiare, di una persona che ha saputo bene interpretare il malessere di chi ha visto morire la propria città a causa del Covid, consegnandoci uno dei pezzi musicali più belli degli ultimi anni, che passerà alla storia come tanti altri brani firmati D’Orazio. “Rinascerò, rinascerai”: per chi ci crede, è bello pensare di poter rinascere, da questo buio in cui ci avvolge la pandemia, ma anche nel cuore di tutti quelli che verranno dopo di noi.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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