Il LunEdìtoriale: siamo allergici alle regole e tornano le restrizioni

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Puntuale dopo il ferragosto è arrivata la nuova ordinanza del ministro Speranza: stop alle attività del ballo, mascherine dalle 18 alle 6 nei locali. Con non poche polemiche

Il movimento c’è stato e la curva dei contagi è risalita, non c’è da meravigliarsi. Così, puntuali, sono arrivate le restrizioni.
Il virus è ancora tra noi, con buona pace di chi afferma che non esista e che sia solo una trovata fantasiosa di qualche mente malefica.

Al di là di tutte le possibili sfumature che il CoronaVirus porta con sé, non si può negare come questa situazione influenzi le vite di tutti noi, le nostre attività lavorative e di svago.
Certo, fa sicuramente rabbia pensare a tutti i dubbi e le problematiche legate alla riapertura delle scuole e vedere al contempo come l’esagerazione abbia portato alla chiusura delle discoteche.

Sì, c’è stata troppa leggerezza, da tutti i punti di vista. Perché ci si poteva anche divertire, ma non si muore se non si balla, se non ci si abbraccia o ci si bacia per qualche tempo o se non ci si stringe la mano.

Il benessere collettivo è una responsabilità di tutti, nessuno escluso

Ma non c’è niente da fare: proprio non sappiamo rinunciare a certe abitudini e, virus o non virus, quello che si chiedeva era solo un po’ di prudenza.

Senza voler scendere nei particolari delle scelte del governo, che possano essere state incoerenti o meno, stupisce onestamente l’atteggiamento di noi ‘comuni’ cittadini. Siamo proprio allergici alle regole e, purtroppo, ce ne rendiamo conto solo quando una disgrazia ci tocca da vicino.
Certo, anche gli altri paesi europei non stanno dando il buon esempio.

Da non sottovalutare, inoltre, l’età media dei contagi, che si è abbassata, contrariamente a quanto molti affermassero: “il virus colpisce solo le persone anziane con patologie pregresse” (e anche qui ci sarebbe tanto da dire).

Arriva il tempo della prudenza vera

Dobbiamo ammetterlo: ci siamo un po’ tutti rilassati, pensando che, con il caldo, la situazione sarebbe di gran lunga migliorata. Ora, si potrebbero fare molte supposizioni: non bisognava riaprire le regioni, non si dovevano permettere i viaggi all’estero e via dicendo. Ma l’unica cosa che possiamo fare è smettere di sottovalutare questo virus e compiere un esame di coscienza, perché tutti, chi più chi meno, siamo responsabili di questo futuro incerto e, se il problema non è stato recepito bene all’inizio, cerchiamo di riparare e di comprenderlo adesso.

Poniamo rimedio ora e cerchiamo di evitare conseguenze ancora più devastanti di quelle che già abbiamo vissuto. Qui nessuno vuole insegnare nulla, siamo tutti responsabili: è un invito alla riflessione e alla consapevolezza che ognuno di noi deve operare prima su se stesso e poi sugli altri.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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