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Il grande cinema di Ken Loach: impegnato (e commovente)

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Arriva dal 2 gennaio nelle sale cinematografiche Sorry We Missed You, il nuovo film del regista inglese che la critica ha già consacrato come un vero e proprio capolavoro

La crudeltà del mondo del lavoro contemporaneo vista con la lucidità del maestro ottantenne che dagli anni 60 racconta meglio di chiunque altro la classe lavoratrice inglese: Ken Loach utilizza un linguaggio universale in grado di raggiungere la mente (e il cuore) di ogni spettatore: di qualsiasi nazionalità o classe sociale. Con Sorry We Missed You, oltre alla rabbia arriva anche la commozione. Un film che apre gli occhi sulla realtà. Una realtà che troppo spesso cerchiamo di nascondere. Un film che ci ricorda ancora una volta, quali sono le cose per cui val la pena vivere.

Ricky (Kris Hitchen), padre di famiglia, dopo aver perso il lavoro come operaio, non riesce più a comprare casa con un mutuo. Trova un nuovo impiego come corriere, ma finisce martoriato dalle condizioni proibitive delle lunghe giornate a bordo del furgone (che ha dovuto acquistare con i propri soldi). Si ritrova a consegnare pacchi acquistati su internet al servizio di un datore di lavoro il cui modello di business è quello di ottenere il più possibile dai propri dipendenti senza offrir loro alcun diritto o garanzia.

“Mi auguro che il film comunichi la percezione che c’è qualcosa di intollerabile e che è qualcosa che non possiamo sopportare. Ha dichiarato Loach alla presentazione del film a Roma. Anche se non è citata nel film, sappiamo, che il capo di Amazon è l’uomo più ricco al mondo, mentre chi lavora per Amazon appartiene alla categoria di lavoratori più sfruttati. Questa differenza così marcata, così evidente, non è qualcosa che si può sopportare. Non è soltanto la disuguaglianza, ma anche la distruzione del pianeta, perché ciascuno di quei furgoni non fa altro che bruciare combustibili fossili. É allucinante che ogni pacchetto venga trasportato da un furgone che brucia benzina, e questo colpirà i figli dei borghesi tanto quanto i figli degli operai”.

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