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L’emergenza #CoronaVirus sta cambiando moltissime cose: abitudini, lavori, vite, relazioni. E in un momento di emergenza, tutti sono chiamati a fare la propria parte. Lo sa bene il reparto moda, duramente colpito da questa crisi: stop alle produzioni, annullamento di eventi, saracinesche abbassate, vendite sotto lo zero perché gli e-commerce non possono garantire le consegne. Una debacle senza precedenti. Eppure la moda ha capito che questa emergenza mette da parte quotazioni in borsa, fatturati di vendita, impressions online, e costringe tutti, ma proprio tutti, a ripensare al proprio sistema vita.

C’è chi è sceso in campo con donazioni (vedi alla voce Armani, per citarne uno su tutti), chi come Gucci ha dichiarato che produrrà camici per medici e infermieri, Ermanno Scervino ha convertito la sua produzione e nelle sue sartorie ora si producono mascherine. Il paese ha bisogno d’aiuto e la moda c’è, ma è inevitabile pensare al dopo, al momento post emergenza. Per questo motivo, la Camera Nazionale della Moda Italiana ha rilasciato e inviato al Premier Conte e ai Ministri di competenza un documento dettagliato in cui vengono elencate una serie di proposte a supporto della moda: essendo il secondo più importante indotto economico della nazione, riconosciuto a livello mondiale, il comparto moda non può essere né trascurato né lasciato nel dimenticatoio per le future decisioni economiche.

Tra le proposte, spiccano il taglio degli oneri fiscali e sociali delle imprese coinvolte nella crisi per contenere il costo del lavoro, provvedimenti per agevolare una riduzione unilaterale temporanea delle ore lavorative per tutti i dipendenti a tempo indeterminato e determinato fino ad un massimo del 35/40%, il finanziamento di una cassa integrazione speciale per i casi di crisi aziendale più̀ gravi, l’auto-riduzione temporanea degli importi dei contratti di affitto, l’istituzione di un fondo di garanzia che aiuti le banche a dilazionare le scadenze dei mutui, misure che possano spingere la Pubblica Amministrazione ad accelerare i pagamenti alle imprese, la sospensione degli anticipi delle imposte di giugno e di novembre, l’introduzione di incentivi fiscali per promuovere il dirottamento delle produzioni verso il Made in Italy, e la deducibilità doppia degli investimenti in digital marketing, per spingere la sola modalità distributiva.

Queste sono solo alcune delle proposte che manifestano una chiara collaborazione tra moda e Stato, una sinergia che apre interessanti scenari per il futuro. Insieme è la parola chiave della ripresa.

In allegato, il testo completo della Camera Nazionale della Moda Italiana

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