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La Milano Fashion Week è un successo? La parola ai Buyers

Il successo di una Fashion Week si misura sempre quando le luci delle passerelle e dei backstage si spengono, e visto che si sono accesi i riflettori a Parigi, è tempo di tirare le somme per Milano. Il  made in Italy continua a piacere al pubblico e agli addetti ai lavori, ma soprattutto piace ai buyers. Figure leggendarie, con prime file assicurate ( altrimenti scordatevi che la vostra collezione possa vendere), sono loro che decretano il successo di un brand, notando e acquistando le collezioni viste. A questa edizione della Milano Fashion Week , però, persino i buyers si sono divisi su quanto hanno visto: Italia Vs Mondo. Se infatti i buyers italiani hanno mostrato tutto il loro entusiasmo, scettici erano quelli internazionali: i primi sono stati sedotti dalle collezioni di Bottega Veneta, Etrò, Prada, Gucci ( sempre evergreen), Jil Sander e MaxMara ( in auge), dal mix bilanciato di eleganza minimal e praticità dei capi. Fattori questi ultimi che hanno convinto anche i buyers di MyTheresa,  Saks Fifth Avenue, Matchesfashion e Galeries Lafayette, per citarne alcuni. Ma allora, cosa non è piaciuto ai buyers stranieri?

Foto – Style 24

I nuovi brand. Sembra che il futuro della moda italiana non sia così in salvo, perché manca quello che ha sempre caratterizzato il made in Italy: la ricerca. Poche proposte originali, ricerca troppo essenziale, nessuna collezione davvero incisiva da parte di chi dovrebbe farsi un nome nel mondo della moda. Benchè la moda e il suo pubblico di fedeli siano sempre alla ricerca del nuovo, è pur vero che il pubblico adesso ha cambiato gusti, cerca si l’orginalità, ma vuole anche garanzie, praticità, colore, una proposta unica, personalizzabile, in linea con i nuovi dettami della moda sostenibile. Fattori molto diversi tra loro, che no sempre un brand emergente può soddisfare a causa dei costi esorbitanti che non può certamente affrontare. Per non parlare delle location delle presentazioni e gli orari messi a disposizione, margini di tempo a ridosso dei grandi nomi troppo stretti per permettere ai buyers di partecipare. Il Fashion Hub creato dalla Camera della Moda italiana ha trovato ragazzi che potrebbero fare la differenza per la moda italica, resta da vedere se il supporto per la loro crescita sarà adeguato a garantire il giusto futuro. A loro e a quell’eccellenza che è il made in Italy.

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