Cinema, da Los Angeles a Limina: Micheal Cavalieri è “Ritornato” alla ricerca delle proprie radici

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Chissà cosa ne penserebbe il poeta Giuseppe Cavarra, lui che dello studio delle radici della sua Limina, piccolo paesino in provincia di Messina, ne fece quasi una ragione di vita. Chissà cosa penserebbe, Cavarra, del progetto di Micheal Cavalieri, giovane e talentuoso attore siculoamericano che, a partire da luglio 2019, inizierà le riprese di “Ritornato”, film ispirato alla storia di suo nonno Agatino Alibrandi, nato a Limina nel 1900 ed emigrato negli Stati Uniti a 21 anni.

Micheal Cavalieri fa parte della generazione di italoamericani che discende da chi, tra fine ottocento e inizio novecento, ha lasciato la propria terra per tentar fortuna nel nuovo mondo.

Cavalieri ha debuttato sul grande schermo recitando a fianco al premio oscar Hilary Swank nel 1994 con “The Next Karate Kid” (Karate Kid 4) di Christopher Cain , dove ha interpretato la parte di Ned. Nella sua carriera può vantare numerose apparizioni in film e serie televisive di successo, come Last Man Standing (Ancora vivo), ER, I Soprano e NYPD Blue. Di lui la critica americana ha scritto come di un “eccezionale talento, capace di riempire lo schermo di emozioni”.

La sceneggiatura di “Ritornato” è stata scelta come beneficiaria di una borsa di studio dai registi Anthony e Joe Russo (gli autori di Avengers) e dalla National Italian American Foundation.

(Piccola curiosità: anche i Russo sono siculoamericani, loro padre era di Longi). La realizzazione di “Ritornato”, che sarà interamente girato a Limina, avrà la supervisione del giovane regista santaterisino Fabrizio Sergi e le comparse saranno interpretate dagli abitanti del paese.

Siamo riusciti a contattare Micheal Cavalieri e gli abbiamo fatto qualche domanda sul suo film e sulle ragioni che lo hanno portato a fare questo viaggio alla scoperta delle sue radici.

Micheal, tu sei un attore che negli Stati Uniti ha partecipato a film importanti; nella tua carriera hai già lavorato con attori di fama internazionale come il premio oscar Hilary Swank , Bruce Willis e Christopher Walken… Cosa ti ha spinto ad affrontare questo progetto in Sicilia?

Sono stato spinto dalla voglia di raccontare la storia di mio nonno Agatino Alibrandi. Sono cresciuto idolatrandolo. Da lui ho avuto importanti lezioni di vita. È nato nel 1900 nell’umile paese di Limina, in Sicilia. Coraggiosamente emigrò a New York nel 1921 senza saper parlare l’inglese. Ha lasciato l’ Italia in cerca di una vita migliore. Il suo viaggio attraverso l’oceano ci ha regalato cinque generazioni di uomini. Per questo gli sarò sempre grato. La storia che voglio raccontare non è solo mia, ma appartiene a tutte le generazioni di italo-americani i cui antenati hanno sofferto in cerca di una vita migliore.

Dopo aver perso entrambi i miei genitori, morti di cancro e aver dovuto affrontare la morte di mia sorella in giovane età, mi sono sentito solo e perso. Ero alla ricerca di qualcosa in più, ed ero determinato a vedere dove cominciavano le mie radici. Partii per la Sicilia sperando di trovare una strada, un cartello o qualcosa che potesse darmi informazioni su mio nonno e le sue umili origini di Limina. Ma quello su cui sono incappato era molto più grande di quanto avrei mai potuto immaginare…

Sono un orgoglioso siciliano-americano. Questa storia è un omaggio alla mia famiglia e spero che ispiri gli altri a tornare indietro e cercare le loro radici e non dimenticare mai da dove vengono.

Da Al Pacino a Martin Scorsese passando da Jonh Travolta fino a Susan Sarandon sono numerose le celebrità americane di origini siciliane che hanno reso grande il cinema nel mondo. Tu da giovane siculoamericano che lavora nel mondo del cinema, ti senti un po’orgoglioso di questo?

Sono sempre stato un grande fan di Al Pacino, Francis Ford Coppola e Martin Scorsese. Questi uomini hanno avuto una grande influenza sulla cultura italo-americana e i loro film hanno definito una generazione. Sono tutti dei grandi maestri e qualsiasi artista italoamericano dovrebbe averli come modello.

Come probabilmente sai, la Sicilia è stata fonte di ispirazione per gran parte del cinema italiano, europeo e americano. Sono numerosi i capolavori cinematografici ambientati nell’isola. Proprio vicino a Limina, a Savoca e Forza d’Agrò, sono state girate alcune scene de Il Padrino di Francis Ford Coppola. Quanto pensi che sia importante per la buona riuscita di un film la scelta di una buona location?

Penso che sia essenziale. La location, la vita, la storia e le radici comunicano la storia insieme agli attori che interpretano le parti. La location per me è uno dei personaggi principali. Crea il mondo attraverso il quale possiamo offrire una visione realistica della vita in quel paese, città o regione.

Ci sono dei registi che rappresentano per te un punto di riferimento?

Sì. Sono un grande fan dei registi neo-realistici italiani De Sica e Fellini. Così come i registi italo-americani di Scorsese e Coppola. Ho in programma di girare il mio film in modo neorealistico che ricorda questi grandi registi. Film come “Ladri di biciclette” di De Sica, “Mean Streets” di Scorsese e la saga del “Padrino” di Coppola hanno davvero lasciato un’impronta indelebile nel cinema mondiale.

Riuscire a lavorare nel mondo del cinema è il sogno di molti giovani, puoi raccontarci la tua storia? Come hai iniziato? È stato difficile?

Ero un atleta collegiale e sognavo di diventare un calciatore professionista. Gli infortuni hanno fatto svanire il mio sogno e ho finito per lavorare a Wall Street a New York City. Sono stato scoperto su un treno della metropolitana mentre andavo al lavoro da un talent scout che in seguito mi ha portato a Los Angeles. L’arrivo a Los Angeles ha rappresentato un grande cambiamento di vita, ma alla mia prima audizione ho prenotato una piccola parte in un film. Ho pensato: “Sarà facile.”

Ma la realtà si è rilevata ben presto molto più dura di quanto pensassi, e non ho più lavorato per altri due anni. È un lavoro estremamente difficile. Ma credo che con perseveranza, passione e amore per il tuo lavoro, i risultati arrivano. Non devi farlo per la fama o il denaro. Devi farlo per l’amore e la passione della tua storia altrimenti la tua esperienza sarà vuota.

Il tuo film è ispirato alla storia vera di tuo nonno, emigrato negli Stati Uniti ad inizio secolo. Sono passati tanti anni da allora, eppure ancora oggi il tema dell’emigrazione rimane di strettissima attualità in tutto il mondo. La Sicilia da terra di partenza è divenuta oggi terra di arrivo per migliaia di disperati che fuggono dalla guerra e dalla fame. Credi che il cinema possa contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema?

Sì. Non voglio parlare troppo di politica, ma credo che il cinema possa aiutare a inviare un messaggio o aumentare la consapevolezza di una causa. Mio nonno Agatino ha rinunciato alla cittadinanza italiana perché voleva venire in America. Ha sacrificato tutto per dare a noi, suoi figli e nipoti, la possibilità di una vita migliore.

L’unica ragione per cui ho scritto “Ritornato” è quella di ricordare a tutti gli italo-americani che se si vuole avere un futuro migliore, bisogna ricordare il proprio passato per rendere omaggio a tutte le generazioni passate e ai sacrifici che hanno fatto. Troppo spesso le persone trascurano il loro passato e dimenticano i loro antenati.

Spero che la mia storia possa risvegliare e ispirare altri italoamericani della mia generazione ad andare e trovare le loro radici e raccontare le loro storie e delle loro famiglie. Dobbiamo ricordare che non sono troppo lontani i tempi in cui noi italiani eravamo considerati schiavi o immigrati indesiderati. Ma furono proprio quegli italiani che con la loro passione, il loro amore e il duro lavoro gettarono le basi della nuova America. Ricordare Ellis Island … Io lo faccio.

Come ben sai, c’è molta attesa per il tuo film a Limina. I paesani sono molto entusiasti all’idea di poter prendere parte al tuo progetto. Quando sei stato a Limina per la prima volta? Che cosa hai provato nel vedere il paese di tuo nonno?

Come già ti ho detto, dopo la perdita dei miei genitori e di mia sorella mi sentivo solo e perso. Avevo bisogno di qualcosa di più. Ero alla ricerca di me stesso. Il mio rapporto con mio nonno Agatino fu il fondamento della mia prima infanzia, così decisi che dovevo andare a Limina, per trovare le mie radici. Volevo scoprire la sua infanzia e i suoi inizi. La mia prima volta a Limina è stata nel settembre 2011. Le parole non bastano per esprimere ciò che ho sentito quando sono arrivato lì. Mi sentivo come se fossi a casa. Mentre camminavo sulle orme del nonno ho pianto. Ho sentito la sua presenza. La mia prospettiva sulla perdita dei miei genitori e mia sorella è cambiata e stargli vicino in spirito mi ha aiutato a iniziare il viaggio di guarigione. La mia esperienza a Limina mi ha cambiato la vita. Torno ogni anno come omaggio a mio nonno Agatino e per passare del tempo con la mia nuova famiglia. “Ritornato” è nato da questa prima esperienza.

Sebiano Chillemi

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