Commissione UE: emessa la prima obbligazione sociale per lo SURE

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Proprio in questi giorni la Commissione UE ha emesso la prima obbligazione sociale da 17 miliardi di euro per lo SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency), strumento adottato per lenire gli effetti del COVID sui tassi di occupazione e a tutela dei posti di lavoro esistenti, con una certa attenzione nei confronti dei lavoratori autonomi. 

Come anticipato, la Commissione europea ha adottato una misura per erogare aiuti pari a 87,8 miliardi di euro a 17 Stati membri, sotto forma di prestiti a condizioni molto favorevoli. 

L’obbligazione è divisa in due parti: una da 10 miliardi con scadenza a ottobre 2030 e una da 7 miliardi con scadenza al 2040. La consistenza di questo strumento ha fatto osservare una domanda 13 volte superiore all’offerta disponibile.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Per la prima volta nella storia la Commissione emette obbligazioni sociali sul mercato per raccogliere fondi che contribuiranno a conservare l’occupazione. Si tratta di un passo senza precedenti, all’altezza del periodo eccezionale in cui ci troviamo. Non esitiamo davanti a nessuno sforzo per salvaguardare i mezzi di sussistenza dei cittadini europei. Sono lieta di sapere che i paesi duramente colpiti dalla crisi riceveranno sostegno in tempi brevi grazie allo strumento SURE”.

Le banche che collaboreranno con la Commissione Europea nella gestione delle transazioni sono Barclays (IRL), BNP Paribas, Deutsche Bank, Nomura e UniCredit. I fondi saranno dati direttamente agli Stati beneficiari del prestito, che permetterà di supportare le strategie nazionali per ridurre l’orario lavorativo e potenziare le misure di contrasto al Covid. Quest’ultimo punto lascia aperta la possibilità di investire parte delle quote ricevute anche in ambito sanitario, per quanto riguarda la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e contribuire alla ripresa sicura delle attività economiche. Sebbene i primi a usufruire dei prestiti sono i 17 Paesi individuati in precedenza, la dotazione di 100 miliardi di euro lascia spazio anche ad altri Stati membri circa l’adesione al prestito.

L’UE è dunque mobilitata: l’attuazione delle misure previste, l’attivazione delle procedure già promesse anche durante il SOTEU di Ursula von der Leyen e le azioni di solidarietà comunitaria stanno trovando una applicazione tempestiva, per risolvere l’ennesima crisi, dopo quella finanziaria del 2008, a cui l’Europa dovrà fare fronte comune, stavolta in maniera più sicura e convinta, per non vedere lo sfaldamento e il collasso di tutto il comparto economico e sociale del Continente. 

Spetterà agli Stati membri accogliere e raccogliere le opportunità offerte dai prestiti a tasso agevolato e dalle sovvenzioni a fondo perduto per pianificare e strutturare una risposta specifica alla pandemia, senza peccare per l’ennesima volta di inefficienza, da imputare ipocritamente alle istituzioni UE.

Le stesse considerazioni valgono per l’Italia, che sembra essere ancorata alle discussioni sull’utilizzo dei vari strumenti e non ha sviluppato un piano sistematico per il rilancio e la resilienza, parole chiave sottolineate sempre più spesso tra le priorità dell’Unione Europea.

Antonino Mangano

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