Emergenza #CoronaVirus, INTERVISTA a Barbara Floridia (M5S)

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Nell’ambito dell’emergenza #CoronaVirus e della conseguente e delicata situazione nazionale, abbiamo rivolto alcune domande alla senatrice Barbara Floridia, Vicepresidente del gruppo M5S,  membro della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali) e della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati

L’Italia sta vivendo un momento che indubbiamente resterà nella storia. Pensa che gli italiani ricaveranno una lezione per il futuro dall’emergenza attuale? Se sì, quale?

Certamente tutti noi saremo cambiati, stiamo già cambiando per via di questa esperienza difficile in cui il nostro nemico è invisibile e potrebbe trovarsi fra le braccia di un nostro amico, del marito o della propria madre. Alla fine di questo momento storico avremo tutti fatto i conti con le nostre paure, con la nostra fragilità in qualità di uomini e di sistema nazionale ed europeo. Avremo compreso quali sono le nostre esigenze primarie e quali no, la grande sfida, credo, sarà quella di ricordarcene e farne tesoro.

L’esodo di molte persone da Nord a Sud ha generato preoccupazione nelle regioni meridionali che, in qualche modo, ritenevano di non essere ancora troppo a rischio. Perché si è permesso uno spostamento così importante di fuorisede in questo momento così critico? Non sarebbe stato meglio ‘blindare’ la Sicilia ancora prima che ciò avvenisse?

Prendere decisioni per un intero Paese non è facile né può essere immediato. Pensate di dover fermare un transatlantico o una macchina in corsa: è previsto un tempo di frenata. È vitale, fa parte del sistema. Sicuramente ogni scelta è stata valutata in sinergia con il comitato scientifico nazionale e mai presa per interesse politico. Posso tranquillizzare tutti che finalmente è di ieri il decreto del MIT che blinda la Sicilia.

Nonostante le restrizioni emanate dal governo nei decreti di queste settimane, molta gente ritiene di poter ancora circolare liberamente e fatica a cambiare le proprie abitudini. Secondo lei, perché è così difficile far recepire le regole? Cosa direbbe a quei cittadini che continuano a sottovalutare l’emergenza legata al Covid19? Crede che negli altri Stati ci sia più obbedienza e senso civico?

Gli altri Stati sono in contatto con le nostre autorità perché ci hanno preso a modello, nei tempi e nei modi di contenimento e gestione dei contagi. Spesso siamo critici nei confronti dell’italia ma in questo caso devo dire che anche L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) si è complimentata con il Governo. A volte dovremmo imparare ad essere anche orgogliosi di essere italiani.
Devo dire che la maggior parte delle persone sono state diligenti e rispettose ma, purtroppo, anche la negligenza di pochi può avere effetti catastrofici per molte persone, e li avrà. Ci stiamo preparando a settimane molto difficili.

Tema scuola: sono stati stanziati 85 milioni per supportare la didattica a distanza, come annunciato dalla ministra Azzolina. Che dati ci sono sulla didattica a distanza? Ci sono regioni o, in particolare enti locali, che stanno incontrando maggiori difficoltà nel mettere in atto questo tipo di fruizione per gli alunni?

In realtà, per quanto riguarda l’utilizzo dei mezzi digitali, le scuole sono geograficamente distribuite in modo non omogeneo. Infatti, ci sono scuole bene attrezzate e preparate per questa tipologia di attività un po’ ovunque da nord a sud, ma sono ancora troppo poche, per questo lo stanziamento consistente previsto dal Decreto.

Le informazioni che passano attraverso i mass media, in questi giorni, talvolta rischiano di generare confusione nei cittadini. Qualcuno grida anche al sensazionalismo. A suo parere, la comunicazione in merito al CoronaVirus è efficace o c’è qualche aspetto che potrebbe essere migliorato?

La libertà di espressione sui social e le notizie non sempre controllate, filtrate o veritiere creano confusione. Si scrive tutto e il suo contrario. Inoltre, devo ammettere che sentire parlare di Covid-19 in TV da non esperti ma da opinionisti mi spaventa molto. Dobbiamo essere noi cittadini per primi a saper filtrare le notizie. E anche gli annunci che, a volte, sembrano sensazionalistici magari lo sono nella misura in cui un ministro ha lavorato giorni interi per raggiungere e ottenere un provvedimento che, di per sé, può non essere risolutivo in toto ma che è costato fatica e lavoro e molti sacrifici e quindi, nell’annunciarlo, si può cadere nell’errore di raccontarlo come un proclama.

Il blocco delle attività e degli spostamenti dei cittadini ha generato anche in Italia un aspetto positivo: la diminuzione dell’inquinamento, come già avvenuto in Cina. Crede che quella che ora gli italiani vivono come una forzatura possa diventare nel futuro un comportamento virtuoso?

Nessuno più di me lo spera. Credo che sia noto a tutti il mio operato in tal senso. Ne approfitto quindi per dire che, prima che questo Coronavirus ci fermasse, avevamo da poco recepito nella commissione Ambiente delle direttive europee volte alla tutela dell’ambiente contro le emissioni di CO2. Un grande risultato. Magari ne parleremo in un’altra occasione.

Artigiani, commercianti e professionisti sono e saranno fortemente colpiti da questa emergenza. Da più parti si chiede che questo anno venga considerato un anno bianco, cioè senza tasse. Lei, anche in qualità di esponente del Movimento Cinque Stelle, come reputa questa soluzione?

Un anno bianco è impossibile, anche perché ci sono settori che stanno o devono continuare a lavorare. Tali settori si intersecano, nel dare o nel ricevere, anche con quelli in difficoltà perché fermi per decreto. Quindi come si fa a decretare una misura univoca se il Paese vive realtà plurime? Chi parla di anno bianco parla senza conoscere la struttura economica e amministrativa basica di un paese o lo dice per campagna politica e facile consenso.
Ci saranno misure significative per molti, quasi per tutti, ma queste vanno declinate e gestite con razionalità.

Anche se risulta difficile prevedere quando l’Italia potrà uscire da questa situazione di emergenza, se i cittadini rispetteranno le regole e in base ai provvedimenti che il governo sta varando in questo periodo, secondo lei quando sarà possibile intravedere uno spiraglio?

Lo spiraglio lo vediamo già oggi se restiamo a casa, se chi va a lavorare prende tutte le precauzioni, se leggiamo bene il Decreto CuraItalia, se si varerà, come previsto, anche il secondo Decreto in Aprile. Lo spiraglio siamo noi nella misura in cui accettiamo che la realtà è cambiata, che dobbiamo cambiare i nostri parametri, le nostre priorità, la nostra quotidianità.

Non amo fare pronostici ma mi auguro di poter abbracciare tutti i miei amici, e anche i miei nemici, in estate. Questa primavera ce la godremo dai balconi.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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