Le Ragazze Stanno Bene – il debutto letterario delle ragazze di Senza Rossetto [L’INTERVISTA]

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C’è bisogno di raccontare il femminismo? Ha senso ancora parlare di femminismo? #Metoo, #timesup, #quellavoltache sono movimenti che hanno dato la spinta per parlare di un nuovo femminismo, di una nuova era femminile, fatta di consapevolezza, personale e sociale, autodeterminazione, riscatto e intraprendenza. Tante parole usate, parole che hanno pesi come macigni. Molte le voci che hanno animato il dibattito, tra le tante due si sono distinte, per la loro pacatezza, per la loro capacità di ponderare quanto detto, per lasciare a chi le ascoltava lo spazio per riconoscersi in quelle parole dette e metterci la propria esperienza dentro. Un incontro casuale, quello con Giulia Cuter e Giulia Perona, ovvero le autrici di Senza Rossetto, podcast di successo prodotto da Querty, ora pronte al debutto letterario. E proprio in concomitanza dell’uscita del loro libro, Le Ragazze stanno bene (Ed. Harper Collins, 235 p., 13.60 Euro) ho chiacchierato con loro per scoprire e raccontare le donne di oggi.

Giulia e Giulia, tutto è partito da un podcast nel 2016, in cui avete raccontato le sfide femminili in maniera diversa dagli altri. Storie di donne comuni, storie che possono essere di tutte. Da cosa è nata l’esigenza di questo racconto?

Tutto è nato per celebrare un anniversario, il 70esimo dal primo voto politico delle donne italiane, che per la prima volta andarono alle urne per esprimere la propria preferenza tra monarchia e Repubblica. Ripensando a quelle donne, che finalmente ottenevano un traguardo così importante per la loro vita di cittadine, ci siamo chieste cosa fosse cambiato nei decenni che ci separavano.

Così è nata l’idea del podcast: provare a creare un ponte tra le prime donne alle urne e quelle di oggi, attraverso le voci di chi è abituato a mettersi nei panni degli altri e raccontare. Abbiamo coinvolto delle scrittrici e, lavorando alla prima stagione, ci siamo rese conto che nel tempo le cose per i diritti delle donne erano migliorate, ma c’era ancora molto da fare. Ecco perché abbiamo proseguito con il podcast e poi con la newsletter e ora con il nostro primo libro.

Senza Rossetto Il Podcast

Negli episodi, specie nell’intro, c’è sempre un riferimento al passato. Perché è così importante guardare indietro?

Guardare indietro è importante soprattutto per un motivo: per non dimenticare che molti dei diritti che oggi diamo per scontati sono stati discussi, sudati e combattuti da chi è venuto prima di noi. E purtroppo, così come sono stati concessi, in molti casi possono essere facilmente revocati. Guardare indietro è un modo per non dimenticare, per ricordarsi l’importanza della difesa dei nostri diritti, ed è anche un bel modo per guardare a quanta strada è stata fatta e quanto lontano possiamo andare se ci impegniamo!

Senza Rossetto è un podcast “corale”, dove avete dato spazio alle donne per raccontare e raccontarsi. Quindi è vero: le donne sanno fare squadra senza invidie?

Una delle maggiori soddisfazioni che ci ha dato Senza rossetto in questi anni è proprio il fatto che intorno al nostro progetto si è sviluppata una bellissima rete di persone (soprattutto donne) che, oltre ad aver arricchito il progetto con la loro professionalità e creatività (e ad aver arricchito noi dal
punto di vista umano), in molti casi hanno dato vita a nuovi progetti e nuove collaborazioni che contribuiscono a fare divulgazione e riflessione sulla parità di genere. Noi siamo dell’idea che più siamo e meglio è, e sicuramente possiamo dire che questa idea dell’invidia femminile va superata.

Perché la parola femminismo ha questa accezione negativa oggi? In fondo chi ha dato vita a questo movimento non è che lottasse per qualcosa di sbagliato.

Anzi, lottava per qualcosa di imprescindibile. Ma i tempi sono cambiati e anche il linguaggio. Non per forza in meglio, ma è indubbio che i mezzi con cui le femministe degli anni Sessanta e Settanta si battevano oggi ci sono molto lontani, quasi estranei. E, come di tutte le cose che ci sembrano lontane, ne abbiamo paura. E poi nei confronti del femminismo c’è stato anche un processo di mistificazione: quell’idea che se sei femminista sei arrabbiata, aggressiva, non ti curi della tua persona e probabilmente lo sei perché non sei in grado di avere un compagno. Una generalizzazione che ha contribuito a creare uno stereotipo in cui è difficile riconoscersi.

In Inghilterra è nata la Darling Academy di Alena Kate Pettitt, che si definisce una casalinga “felice di sottomettersi, prendersi cura della casa e viziare il marito”. E’ una reazione contraria a tutta l’emancipazione odierna? E’ sano un movimento simile?

Le prime vittime del maschilismo e del patriarcato siamo noi donne, e non solo in quanto bersaglio di discriminazioni e disparità, ma anche e soprattutto perché spesso assorbiamo questi valori con l’educazione che riceviamo fin da bambine. Il femminismo non vuole togliere a nessuna donna il diritto di fare la mamma, la moglie e la casalinga, ma un conto è scegliere di farlo consapevolmente, un altro è rivendicarlo come se fosse una scelta di cui qualcuno ti sta privando.

Dalla voce al testo. E’ uscito in concomitanza con la Festa delle Donne il vostro primo libro, Le Ragazze stanno bene. Come stanno le ragazze di oggi? Dove vogliono andare?

Se guardiamo alla nostra porzione di mondo (quella di ragazze bianche, eterosessuali, mediamente istruite e cresciute in Europa) le ragazze stanno abbastanza bene. Ma pur nella nostra condizione di privilegio ci sono moltissime cose che possono essere migliorate: potremmo essere pagate quanto i nostri colleghi uomini, ad esempio, o smettere di essere penalizzate nella nostra carriera a causa della maternità. Potremmo condividere il peso economico e medico della contraccezione con i nostri compagni, o smettere di pagare il 22% di Iva sugli assorbenti. Potremmo accedere all’interruzione volontaria di gravidanza senza incappare in medici obiettori di coscienza, o anche solo smettere di essere molestate per strada con commenti non richiesti. Insomma, le cose da fare sono tante, ma gli strumenti non ci mancano e la direzione da prendere è ben chiara: arrivare a una parità di genere che non sia solo sulla carta, ma anche nei fatti e nella vita quotidiana.

Le ragazze stanno bene viene definito una sorta di educazione a tutto tondo della ragazza contemporanea. Eppure, il libro non è il classico “manuale”. Voi come lo definireste?

Le ragazze stanno bene non è un manuale perché secondo noi il femminismo non è qualcosa che si impara. Al giorno d’oggi i femminismi sono tanti, con innumerevoli sfumature e ciascuno deve cercare il proprio modo per esserlo. Come dicevamo sopra, sarebbe assurdo pensare che le nostre battaglie siano identiche a quelle di una donna nera cresciuta nella periferia di una qualche metropoli statunitense, o a quelle di una bambina indiana. Per scrivere il libro abbiamo deciso quindi di partire dalla nostra storia personale, provando a renderla il più universale possibile: in ogni capitolo affrontiamo una tappa fondamentale nella vita di una giovane donna (dalla primo mestruazione al primo bacio, dal primo rapporto sessuale al primo voto) e mescoliamo delle parti narrative (abbiamo creato un’unica voce narrante, che riunisce le nostre esperienze, ma anche quelle di amiche, mamme, compagne di scuola) a dei contenuti più saggistici (dati, statistiche, studi) per provare a raccontare cosa significa crescere come donna in Italia negli ultimi 20/30 anni.

Raccontateci di voi: come stanno Giulia e Giulia, dopo questo percorso tutto in crescendo?

Beh, noi stiamo benissimo. Senza rossetto negli anni è cresciuto ben oltre le nostre aspettative, e abbiamo già un po’ di idee per il futuro…

Senza Rossetto, Le Ragazze Stanno Bene: quali sono i prossimi progetti delle due Giulia?

Ora saremo a lungo (speriamo) in giro per parlare del nostro libro. Poi ci piacerebbe tornare al nostro primo amore, ovvero il podcast, che durante la stesura del libro abbiamo dovuto abbandonare per un po’. Ci piacerebbe, con calma, pensare a una nuova stagione.

Se vi vedeste a realizzare qualcosa senza l’altra, cosa sarebbe?

Facciamo già tantissime cose senza l’altra. Senza rossetto è un progetto che finora abbiamo portato avanti nel nostro tempo libero. Entrambe lavoriamo e abbiamo la possibilità di realizzarci professionalmente anche in ambiti diversi. Per ora basta e avanza!

Cristina Izzo

Press Office, Press Reviewer, Web Content Creator, Collaborator for LaTuaNotizia,

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