Bullismo e cyberbullismo: fenomeni da combattere ogni giorno, non solo oggi

Nell’anno del Covid, così come si sono accentuate tante dinamiche esistenti, e in particolar modo negative, anche il bullismo ha fatto la sua parte.

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I numeri che in questi giorni hanno fatto il giro dei quotidiani sono inequivocabili: 6 adolescenti su 10 non si sentono al sicuro.
Accanto al bullismo, il cyberbullismo gioca un ruolo fondamentale, se vogliamo, anche più subdolo, perché si insinua nella vita degli adolescenti attraverso la rete e quando ce ne accorgiamo è sempre troppo tardi.

I momenti lunghi di isolamento accresciuti con l’emergenza da Covid-19 hanno favorito la sensazione di solitudine tra i ragazzi e le ragazze.

Il grosso dei soprusi avviene proprio online, sui social, o sulle app per incontri, che spingono il cyberbullismo al primo posto tra le note negative dei nostri giorni. Segue poi anche la paura della violazione della propria privacy, il Revenge porn, il rischio di essere adescati da gente poco affidabile, lo stalking e le molestie online.

Forse i ragazzi di oggi sono difficili da tenere sotto controllo. Questo è un dato di fatto, ed è anche un termometro della salute della nostra società.

Ma a ben guardare, il fenomeno è più complesso di ciò che può sembrare. Sapevamo che la rete avrebbe portato a una libertà di parola, di immagini, di pensiero, probabilmente smisurata, l’avevano previsto i precursori della rete e l’abbiamo visto concretizzarsi sotto i nostri occhi.

Bisogna intervenire alla radice per fermare il cyberbullismo

Noi adulti siamo molto presi dalla nostra quotidianità, che spesso ci impone dei ritmi serrati e ci impedisce di vedere attentamente cosa succede nella vita dei nostri figli. Ma è alla radice che bisogna intervenire. Chiaramente nel 2021 non si può privare un adolescente dell’uso di Internet. Si può però provare a essere più attenti, si deve! Perché, se è vero che esiste la categoria pronta ad approfittarne, è pur vero che la libertà di questi ragazzi sui social è davvero smisurata.

Il vero successo non è nei social, è nella vita

Non è prescritto dal medico dover pubblicare foto osè sui propri profili, ed è giusto porre l’accento a costo di sembrare bigotti e impopolari.

Che senso può avere poi TikTok per ragazzini di 10 anni? Quale può essere l’aspetto indispensabile di questi social? E soprattutto, quale può essere per i nostri figli l’aspetto educativo?

Il cyberbullismo è un male da combattere, così come il bullismo nelle sue forme più tradizionali. Ma l’esigenza, l’urgenza di essere online, e di esserlo in un certo modo, deve essere rivista assolutamente.

Stiamo crescendo generazioni che pensano che il successo nella vita sia avere un numero esagerato di followers su TikTok, su Instagram e così via…

Giovani che ritengono superfluo studiare, prepararsi alla vita curando le proprie competenze, perché pensano che il successo vada ricercato sui social, luoghi in cui si illudono di ricevere un’approvazione autentica dal mondo, e dai quali invece rischiano di precipitare giù come se qualcuno li spingesse da un grattacielo.

Combattere il bullismo non solo oggi, ma tutti i giorni

Cerchiamo di non essere buonisti e ipocriti solo in giornate come questa. Cerchiamo piuttosto di preoccuparci ogni giorno del mondo che stiamo consegnando ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Togliamogli quel cellulare dalle mani, e sediamoci a parlare con loro. Guardiamoli negli occhi e facciamogli capire che noi ci siamo, nonostante tutto, nonostante il lavoro, gli impegni, le preoccupazioni.

Oggi, non domani. Domani è tardi.

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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