Il LunEdìtoriale, in attesa del nuovo Dpcm e… di recuperare ciò che stiamo perdendo

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Ce ne eravamo dimenticati, invece oggi torna ad aleggiare questa parola: Dpcm. Siamo, infatti, in attesa di un nuovo decreto. Perché, anche se si pensa il contrario già da un po’, il virus non è sparito

Il nostro mondo, la nostra routine, hanno subìto un brusco cambiamento. Forse non per tutti, ma di certo per molti. Ora, però, si vive (già!) come se il virus non fosse mai esistito. La gente ha abbandonato la mascherina e ha ripreso ad abbracciarsi.

Intanto, domani, 14 luglio, un nuovo Dpcm del consiglio dei ministri confermerà con ogni probabilità che è ancora necessario l’utilizzo della mascherina, perché non siamo ancora usciti dalla pandemia.

Le porte di discoteche, fiere e congressi restano ancora serrate a causa della pandemia di Covid-19: per l’apertura dovranno attendere ancora, almeno fino al 31 luglio. Questa, come riportato anche dalle agenzie nazionali, è in sintesi l’ipotesi che si fa sempre più strada in vista dell’attuazione del nuovo Dpcm.

Quindi, è sparito o no il CoronaVirus? Sembra che ci sia una discrepanza enorme nel sentire come il governo voglia procedere “nel senso della prudenza” e con “gradualità”, mentre la gente fuori pare abbia completamente dimenticato il periodo del lockdown, la paura del supermercato e di altri luoghi. La paura di uscire. La gente dimentica la mascherina e il distanziamento. La gente non ha più paura e questo fa paura. C’è anche chi non ha mai avuto paura del CoronaVirus, reputandolo come una semplice influenza che colpisce chi ha gravi patologie, come se la cosa non ci riguardasse tutti.

Intanto, nel Dpcm che Speranza presenterà domani, 14 luglio, secondo quanto riportato da Ansa, potrebbe esserci anche la conferma delle ordinanze adottate dallo stesso ministro circa il divieto di ingresso per chi ha soggiornato negli ultimi 14 giorni nei 13 Paesi con numeri al di sotto dei coefficienti minimi di sicurezza relativi alla percentuale di incidenza e al coefficiente di resilienza, ossia la capacità del sistema sanitario di sostenere un’emergenza improvvisa come quella della pandemia.

Nei luoghi chiusi, chiese, teatri, vigerà ancora il divieto di assembramento, il mantenimento delle distanze, la prenotazione dei posti per evitare sovraffollamenti.

Seppure sia impossibile negare che le fake news e il gioco dei click siano esponenzialmente peggiorati con la pandemia, buona parte dei cittadini attribuisce ai giornali la colpa: sono i giornalisti che esagerano. Sì, forse, può darsi, per alcuni.

Ma la verità è che il mondo sembra prendere una brutta piega. Oltre la pandemia, avvertiamo sempre di più i colpi di una crisi tra i giovani (oggi 13 luglio il funerale dei due adolescenti morti per droga a Terni). Forse rimasti senza punti di riferimento, sono loro i testimoni delle peggiori vicende alle quali assistiamo e sembriamo in balìa delle onde, senza riuscire a tenere ben saldo il timone di quest’epoca.

L’evoluzione sociale alla quale ci avrebbero condotto i social, il grande potenziale di Internet, in realtà sembra un’involuzione: l’ignoranza, la prepotenza, le manie di protagonismo, le fake news, la mancanza di deontologia professionale, stanno dilagando. E rimane solo una pesante incapacità di ascolto.

E si stanno amplificando fenomeni che esistevano ma che ora trovano terreno fertile per crescere più velocemente. Poteva essere questa immensa rete un volano di crescita? Poteva servire per conoscere i problemi più gravi del nostro mondo e combatterli? La risposta è sì, si poteva fare di più.

Ma il rischio è troppo alto, perché quando la libertà è eccessiva può essa stessa diventare una prigione per la vera libertà di pensiero. Ci viene dettato cosa pensare, cosa leggere, cosa ascoltare, chi amare e chi odiare, come spendere i nostri soldi, dove andare in vacanza.

Chiudo con una considerazione: questo non vuole essere un editoriale pessimistico. Vuole essere un editoriale per riflettere, e quindi rintracciare ancora un po’ di ottimismo. Forse c’è ancora qualcosa di positivo da scovare in tutto questo ‘apparente’ sviluppo che cela un virus ben più profondo e radicato: quello della prepotenza e dell’ignoranza, al quale ahinoi non c’è ancora rimedio!

Antonella Trifirò

Giornalista pubblicista, appassionata di lettura e scrittura in tutte le forme. Scrivere per vivere e raccontare.

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