La soia salverà il mondo?

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Ormai da qualche anno, con l’emergere e l’imporsi della cultura vegetariana e vegana nelle cucine di tutto il mondo, c’è stato un alimento che si è imposto diventando velocemente il “porta bandiera” di questa rivoluzione: la soia.

Ma partiamo dall’inizio

La soia, anche se in pochi lo sanno, è un legume. Viene largamente usato per l’alimentazione dell’uomo e degli animali da allevamento.Ad oggi è uno dei prodotti alimentari più coltivati nel mondo e la produzione mondiale si attesta attualmente a circa 353 milioni di tonnellate (dati 2017, fonte: FAO).

Normalmente, per l’alimentazione umana vengono usati i semi.

I semi possono essere consumati interi (spesso fermentati) oppure macinati. Secondo i dati raccolti, solo nel 2005, su 200 milioni di tonnellate di soia prodotti nel mondo intero, 15 milioni sono stati consumati interi, senza macinatura. Dai semi si estrae anche l’olio. Anche i germogli di soia sono commestibili. Comunemente, peraltro, sotto il nome di “germogli di soia” (o “germogli di soia verde”) vengono proposti i germogli di fagioli mungo di 3-5 giorni.

Bisogna ricordare infine che l’industria alimentare moderna fa largo uso della lecitina estratta dalla soia come agente emulsionante (E322).

La coltivazione e l’uso della soia in Cina risalgono ad oltre 3000 anni fa. Secondo una leggenda, già al tempo dell’imperatore Shennong, nel 2800 a.C. circa, era considerata una delle cinque colture principali; molti studiosi, però, contestano una data così antica. La teoria più accreditata è che la coltivazione della soia sia iniziata nella Cina nord-occidentale solo nell’XI secola a.c. o al più presto nel XVII secolo a.c.

Dalla Cina la soia passò alla Corea e poi al Giappone, nonché, verso sud, all’Indocina, alle Filippine, mentre in India, rimase pressoché sconosciuta fino all’era moderna.

Parallelamente all’espansione geografica, è accresciuta anche la diversificazione nei prodotti ottenuti dalla soia: ad esempio, il latte di soia e il tofu sono documentati dal III secolo d.c. (tombe DaHuTing, Henan, Cina).

Fuori dell’Asia, la coltivazione della soia è documentata solo a partire dall’Ottocento.

Oggi, i massimi produttori di soia sono, nell’ordine, gli Stati Uniti d’America, il Brasile e l’Argentina, che precedono la Cina e l’India e producono in tre circa l’80% della produzione mondiale (dati 2009, fonte: FAO). La soia coltivata in Occidente resta però destinata principalmente all’alimentazione degli animali o all’esportazione verso l’Asia (oltre agli usi industriali).

Vediamo ora alcuni dei più utilizzati prodotti ricavati da questo legume:

  • farina di soia
  • olio di soia
  • latte di soia
  • tofu
  • lecitina di soia
  • tempè
  • natto
  • miso
  • salsa di soia
  • meju

Ma è tutto oro quel che luccica?

Come ogni cosa, ogni medaglia ha il suo risvolto e anche la soia non fa eccezione.

Proprio per la sua grande diffusione ed utilizzo in tutto il mondo, le coltivazioni hanno preso piede e molte aziende, specialmente in America del sud, si stanno rendendo responsabili di aver invaso ecosistemi delicati e considerati a rischio, disboscando senza alcuno scrupolo pur di aumentare la superficie coltivabile.

Questa situazione sta ovviamente preoccupando gli organi mondiali e che stanno ora cercando una soluzione che possa essere sostenibile per l’ambiente, ma al tempo stesso di non andare a danneggiare la produzione ed il commercio di questo prodotto, diventato uno dei pilastri dell’alimentazione moderna.

Ovviamente il problema non è di facile risoluzione ed ad oggi ancora non sembra essersi trovata una strada efficace, nonostante molte aziende si stiano impegnando nel riforestamento per cercare di limitare i danni creati.

In conclusione si può dire che non sia affatto semplice riuscire a trovare un equilibrio per poter far si che il nostro pianeta smetta di soffrire, non esiste una formula magica e possiamo soltanto continuare a lavorare per trovare la strada giusta.

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